| Nevicava. Oh se nevicava. Non
c’era bisogno di previsioni metereologiche o immagini satellitari. Da
sempre, per quanto la memoria potesse andare indietro nel tempo, nei
giorni precedenti il Natale nevicava. Proprio così. E anche nei
giorni successivi. Al momento giusto il cielo gradualmente si
nascondeva dietro a dei nuvoloni grigi, bassi e quando era sparito del
tutto iniziava a scendere la neve. Con quel suo modo di fare
particolare, come se niente fosse…silenziosa ed efficiente. Prima a
fiocchi piccoli, fitti, che scendevano veloci; poi fiocchi sempre
più grandi, lenti, ondeggianti. E così andava
avanti per giorni. Nevicava che le case di fronte si vedevano a
malapena, l’ambiente veniva naturalmente insonorizzato, sembrava che
tutti si muovessero al rallentatore e parlassero sottovoce per non
disturbare lei: Madama Neve. I camini erano tutti accesi e il fumo saliva lento disegnando scie bianche sullo sfondo del cielo scuro. La neve scendeva e il fumo saliva. Ognuno per la sua strada e amici come prima. Il paese era piccolo, isolato nel mezzo della tundra. Non era segnato su nessuna cartina geografica e nessuno degli abitanti voleva che lo fosse. Le case erano disposte in cerchio attorno allo spiazzo che delimitavano. Nessuna strada arrivava, nessuna partiva. A dire il vero dallo spiazzo si intravedeva la traccia di una strada che usciva dal paese insinuandosi tra due case ma finiva improvvisamente poco oltre. In facciata ogni casa aveva una porta di ingresso e una finestra, tutte uguali. Un bel numero rosso le distingueva. Dalla finestra a fianco della porta di ingresso di ogni casa si potevano vedere tutte le altre case e intuire ciò che gli abitanti stavano facendo. Con discrezione, però. Proviamo a guardare in una delle case, per raccontare questa storia ci è consentito. Con discrezione, però. “Rudolph caro, svegliati, è l’ora di prepararsi. Avanti, dai!” Mia moglie è molto più precisa di me. Ha una vocina gradevole, si insinua piano nelle mie orecchie e va a catturare la mia attenzione ancora assonnata. Invidio questa sua capacità: si alza di scatto appena suona la sveglia e prepara la colazione. Se non fosse per lei chissà quante volte arriverei tardi. Io invece preferisco dormire ancora un pochino. Soprattutto se fuori fa freddo e nevica. Sarà perché alla sera faccio tardi perdendo tempo nelle mie mille cose… “Sì cara. Ancora un pochino. Di sicuro nevica alla grande, come sempre. Si sta così bene a letto!” “O.k. Rudolph, come vuoi. Ma non prendertela con me se farai tardi.” Sistemo per bene le coperte. Questo tepore è invincibile, mi sfida ad una battaglia che perdo tutte le volte. Mentalmente incomincio ad organizzare le cose, la giornata sarà lunga. Chissà che faranno gli altri… “Che ne è degli altri, cara?” “Un attimo che guardo” Esce dalla cucina. Sento i suoi passi mentre si avvicina alla finestra accanto alla porta. Alza il tono della voce e scandisce bene le parole perché mi parla con il muso rivolto all’esterno. “Tutte le case attorno hanno la luce accesa, Rudolph. Direi che si stanno preparando. Vuoi che telefoni a qualcuno, che so… a Donato per chiedere come va?” Mi giro sotto le coperte e infilo la testa sotto il cuscino. Anche quest’anno è arrivato il giorno fatidico: Natale. E come tutti gli anni sempre le stesse cose. Tutti gli anni che manda il Signore…. “No, no. Lo so come va. Va che nevica e anche questa volta prenderemo un sacco di freddo. Perlomeno finché saremo a nord dell’equatore. Poi nell’altro emisfero farà un gran caldo e suderemo e poi al rientro di nuovo freddo e tutto questo non fa bene ai miei reumatismi.” “Rudolph, non ti sembra di farla grossa? Per qualche dolorino.” “E se non bastasse ci sarà qualche battuta sul mio naso!” “Oh Rudolph, ancora quella storia! E roba vecchia! E’ passato tanto di quel tempo! Ormai tutti sanno che sei un tipo che ha naso!” E ti pareva! Mi alzo. Se cominciamo con le battute sul naso…il piacevole tepore delle coperte non mi soddisfa più. Tanto vale alzarsi e preparare le cose. Il lavoro è il lavoro. In fondo mi piace, ho le mie responsabilità, un ruolo riconosciuto da tutti che mi dà soddisfazione. Ci vivo bene ed i colleghi sono buoni amici. Bisogna prepararsi con attenzione durante l’anno per non commettere errori quando si esce in squadra. Un pò come le Frecce Tricolori, sapete? Certo, noi siamo dei professionisti. inizio pagina Uh! Sento un languorino…La neve che cade mette appetito e poi oggi avrò bisogno di energie. Ci vorrebbero dei licheni. “Cosa c’è per colazione, cara?” “Ti ho preparato i licheni, oggi avrai bisogno di energie, caro. E poi la neve che cade mette appetito.” Mi avvicino alla finestra. A volte ho l’impressione che mi legga nel pensiero. I vetri sono quasi ricoperti dalla neve ma riesco a vedere in lontananza le case degli altri con le finestre illuminate. Mi avvicino per guardare meglio fuori mentre mi stringo alle spalle una coperta cercando di allontanare la sensazione di freddo. Per fortuna il riscaldamento funziona a dovere, penso. “Toh! Quello è Fulmine! E’ già fuori pronto a partire! Pazzo, cosa crede di fare! Sarebbe meglio che pensasse alla salute, con questo freddo. Si vedono sbuffi di vapore condensarsi appena il respiro esce dal naso.” Mi volto in cerca di consenso. “Non credi cara?” “Beh, se si chiama Fulmine, un motivo ci sarà…” “Già. E indovina chi c’è con lui? Saltarello. Hummm! Che profumino questi licheni.” Una buona colazione è quello che ci vuole ed in questo la mia cara mogliettina è insuperabile. Ha messo una bella tovaglia rossa con disegnate lungo il bordo slitte, ghirlande, palle di Natale. A centro tavola una candela dorata libera una scia ondeggiante di fumo. Fa tanto Natale. “Freccia di sicuro sarà ancora a letto. Come al solito si alzerà per ultimo e farà tutto di corsa. Nonostante ciò riesce sempre ad essere puntuale ed in ordine. Lo ammiro.” “Beh, se si chiama Freccia….” Un motivo ci sarà!….Certo, certo. In fondo questa vita mi piace perché nella sua ripetitività mi dà delle certezze! Mi sistemo meglio avvicinando la sedia alla tavola, guardando e annusando con soddisfazione le specialità imbandite: licheni, funghi e foglie di tundra. Mi gusto questi ultimi istanti casalinghi prima di uscire. Fuori il freddo annulla tutti i profumi e ghiaccerà le mie capacità olfattive. Faccio mentalmente scorta di questi aromi. Così mi scaldo anche il cuore. “Ti stai ripetendo, cara. Passami per favore quelle foglie di tundra. Hanno un ottimo aspetto! Sei proprio un’ottima cuoca!” “Oh Rudolph, ti ringrazio, ma non è certo una fatica cucinare, per me: è tutto crudo!.” “Si! Ma è la presentazione che conta…Le pietanze presentate bene sono sempre più buone.” Allungo la zampa per prendere il piatto che mi sta porgendo, una lunga fiammanghilla dai bordi dorati sulla quale sono ordinatamente disposte foglie appetitose. “Ahi! Che dolore! Ecco i reumatismi che si fanno sentire! Avessi per lo meno una coperta da viaggio.” “Ma caro andiamo. Lo sai che la coperta non fa parte della tradizione!” “…E un bel cappello col copri orecchie!” “Oh, insomma! Pensa a quanto saresti buffo.” La tradizione, la tradizione. Fuori fa freddo, io ho i reumatismi e qui si tira fuori la tradizione. Con la tradizione non si guariscono i reumatismi, anzi è proprio per rispettare la tradizione che mi sono venuti. Rispettare l’immaginario collettivo: a Natale nevica e le renne sorridenti trasportano la slitta con alla guida quell’allegrone di Babbo Natale che agita la manina in segno di saluto. Così è e così deve essere! Brutta bestia l’immaginario collettivo! E’ vero nell’iconografia tradizionale non ci rappresentano certo con la coperta da viaggio e tanto meno col cappello ma non chiedo mica di cambiare le immagini ormai consolidate! Tra l’altro essere raffigurato col cappello col copri orecchie non mi fa certo piacere, già mi prendono in giro per il naso! “Sarei buffo lo so, ma almeno non avrei i reumatismi e poi mi sta venendo anche la sinusite.” “Se mai avessi immaginato che saresti diventato così noioso non ti avrei sposato… Pensa a Saltarello come scalpita! Lui il freddo non lo patisce di sicuro, con tutti quei salti.” “Beh, se si chiama Saltarello un motivo ci sarà.” “Che fai Rudolph, mi rubi le battute?” inizio pagina Giunto a questo punto mi innervosisco. Sempre. Guardo l’ora, ormai ci siamo. Mi alzo masticando ancora alcuni funghi e vado di nuovo alla finestra. La neve la fa sempre da padrona. E’ così. Inizia a nevicare a S. Lucia e va avanti fino all’Epifania. Fa parte della tradizione, dell’immaginario collettivo. Del resto questa è la mia vita da sempre e, lo riconosco, mi piace. Mi da una grande soddisfazione fare parte di questa squadra di matti che una volta all’anno in tutta fretta gira il mondo portando doni e felicità a tutti i bambini. E so che anche lei ne è felice ed è orgogliosa di me, nonostante la battuta su Saltarello. La fa tutti gli anni. Poi si pente e mi chiede scusa. Guardo ancora fuori dalla finestra: la slitta è quasi pronta. Gli Elfi la stanno caricando con la loro innata capacità di stivare doni fino all’inverosimile nella cesta posteriore che sembrerebbe incapace di contenere tutta quella roba, invece. E la mia squadra? Chiudo gli occhi e li vedo uno per uno come in un film. Fulmine e Saltarello sono già ai loro posti. Freccia arriverà puntuale. Donato aspetta la mia telefonata, preciso e ligio al dovere. Cometa invece è un indisciplinato, dovrò andare a prenderlo a casa e farlo uscire stando attento che non scappi, quando vola è irraggiungibile. Ballerina e Donnola sono bravi ragazzi ma non c’è verso di tenerli in riga, vanno per i fatti loro. Per fortuna ci pensa Babbo Natale con qualche colpetto di frusta a scaldargli le natiche e farli rigare diritto. Mi scappa da ridere a pensarci. E poi Cupido, lo metto vicino a me. Con tutti i suoi sospiri d’amore mi tiene caldo, ma il motivo non lo dico a nessuno, non vorrei che mi prendessero in giro anche per questo. Comunque sono tutti bravi ragazzi, ognuno fa la sua parte nel migliore dei modi per rendere il Natale sempre più bello. La vera bellezza del Natale è sapere che arriverà sempre e comunque finché ci sarà al mondo qualcuno che ci crede. Ci tiene uniti. Ci vogliamo bene... E poi, è grazie al Natale se la mia squadra esiste… Dal soggiorno lo squillare del telefono mi raggiunge e interrompe i miei pensieri. Meglio, cominciavo ad essere malinconico. So già chi è, mentre mia moglie risponde, saluta, ascolta e poi rivolgendosi a me: “Caro! E’ per te!” Agita la cornetta del telefono in aria. Il filo le si attorciglia attorno alle corna. Mentre si libera abbassa la voce e sussurra: “E’ lui!” Mi lascia la cornetta e si allontana. Io la guardo con soddisfazione: è bella come quando ci siamo incontrati. Fu tanto tempo fa, nel bel mezzo della primavera, là, fuori, nella tundra. Pascolavamo indifferenti poi ci siamo accorti che era rimasto un ultimo sbuffo di licheni…e io l’ ho lasciato a lei. Romantico vero? Si muove con la stessa eleganza, alternando le zampe anteriori e quelle posteriori come se danzasse. Non capisco perché ha sempre avuto un timore reverenziale per il mio capo. Eppure se c’è una persona buona al mondo… Certo non bisogna farlo aspettare troppo al telefono. Il suo vocione esce dalla cornetta e mi prende per le orecchie: “Rudolph, dove ti sei cacciato! Sei ancora sotto le coperte, vero? Rudolph? Rispondi!” Ultimamente anche lui sta diventando più ansioso, si preoccupa di ogni minima cosa. Il tempo passa per tutti e non sempre è galantuomo. “Hei Papi, come stai?” Uso un tono tranquillizzante. Lui mi fa le solite raccomandazioni. Se sono pronto, se ho controllato la slitta, cosa fanno gli altri. “Si, si, sono quasi pronto” Mi ripete le sue preoccupazioni. “Certo Papi, sono in gran forma. Ho fatto colazione, sai quelle splendide colazioni che…” Allontano il telefono dall’orecchio. Con la voce alterata mi fa sapere che non gli importa un accidente delle mie colazioni né di quelle del resto del mondo. Mi chiede notizie degli altri, semmai. “Si, ho visto Fulmine e Saltarello. Sono fuori, già al loro posto alla slitta. Freccia non c’è, ma arriverà puntuale stai tranquillo. Ma sì, si, lo so che sta ancora dormendo. Lui è fatto così. Del resto se si chiama Freccia….” Non gliene frega del perché si chiama Freccia. Lo sa benissimo, lo ha chiamato lui così…Li ha battezzati tutti lui! Si innervosisce e insiste. La squadra lo preoccupa. “No Donato non l’ ho ancora chiamato, ma è l’unico regolare. Sarà già pronto dalla porta che spetta la mia telefonata. Altrimenti non esce, cascasse il mondo.” Insiste. Se non si calma quest’anno schiatta, me lo sento. “Va bene, Papi, ora metto giù e lo chiamo. Poi ti faccio sapere.” Si, però insiste, teme che gli altri non si siano preparati adeguatamente. L’anno scorso Donnola e Ballerina avevano avuto bisogno di qualche frustatina di troppo e lui non è capace di essere violento. Inoltre Cometa aveva scalciato a lungo prima di legarsi al traino. Ricordava ancora quella volta quando era volato via e riprenderlo era stata dura. “Beh, Papi, sono ragazzi focosi. Lo sai. Hanno il loro carattere ma sono bravi ragazzi. Generosi” Secondo lui c’è più neve del solito, anche questo lo preoccupa. “Giusto a proposito di neve, Papi, per la coperta da viaggio ed il cappello para orecchi che ti avevo chiesto, com’è la questione?” Dice che non ha avuto tempo. Troppi problemi. Dopo la neve si crea un pantano che complica tutto e…. Improvvisamente è meno loquace, anzi sembra risentito. “Non hai avuto tempo? Ma se ne abbiamo parlato un anno fa!” Certo ma deve prima pensare ai regali per i bambini. E poi gli Elfi… “Troppo indaffarato per i regali dei bambini? E gli Elfi che centrano? Sono in agitazione per ottenere i guanti nuovi? E noi chi siamo?” Mi ricorda che siamo al suo diretto servizio ed è un onore che ben pochi hanno. Ho una vaga idea di quante renne vorrebbero essere al nostro posto? Ce l’ ho, ce l’ ho. “Certo Papi, certo, scusami. OK, chiamo gli altri e li sollecito. Ci vediamo alla slitta tra mezz’ora. Va bene. Ciao Papi.” Sistemo la cornetta nel gancio e rimango a guardare il telefono appeso al muro, col suo disco nero dai buchi numerati. inizio pagina Penso. Hai capito gli Elfi, zitti zitti si sono messi in agitazione e si sono fatti dare i guanti nuovi. Comincio a essere stufo. Neanche fosse la prima volta che gli chiedo la coperta, dal dì che sono capo squadra! E poi è lui che mi ha cercato in fondo. Mi volto quando sento mia moglie che si avvicina. Col capo chino. “Rudolph caro. Scusami per quello che ho detto prima riguardo al fatto di sposarti. Sono così orgogliosa di te e del tuo naso. Come farebbe Babbo Natale ad avventurarsi nel buio della notte se non fosse per te? Dai caro mettiti alla guida delle renne come tutti gli anni e porta Babbo Natale e la sua slitta in giro per il mondo.” Si certo, il mio naso luminoso che mi ha portato gioie e dolori. Se non fosse per lui non sarei certo a guidare le renne della slitta di Babbo Natale, ma perlomeno sarei tranquillo in una stalla a fare la mia vita di renna. Ma ora basta, è il momento di prendere in mano la situazione. Sono o no il capo squadra? “Cara chiama tu Donato, digli di uscire e andare alla slitta. Mi porto la corda e vado a prendere Cometa. Oh, non ne ho proprio voglia. Speriamo che venga alla prima. Intanto gli altri sentiranno il trambusto e capiranno che è l’ora. Non dire niente agli Elfi, ci penso io a farli spostare.” Eccomi davanti alla porta. Mi concentro e cerco di non pensare ai reumatismi, alla coperta che non ho e ai guanti nuovi che gli Elfi hanno ottenuto. L’immaginario collettivo mi vuole sorridente. Un bacio a mia moglie mi mette di buon umore e il sorriso mi viene meglio. “Vado. Ma è l’ultima volta. Se non mi dà la coperta da viaggio ed il cappello copri orecchie l’anno prossimo mi metto in agitazione anch’io, come gli Elfi. Torno presto cara, non ti preoccupare.” *** Chiudo la porta con un sospiro. Dio solo sa quanto lo amo. E’ buono, forte, generoso. Sono orgogliosa di essere sua moglie. Dalla finestra lo vedo allontanarsi sotto la neve. Vado in soggiorno. Telefono a Donato. Risponde al primo squillo. E’ pronto. Ritorno alla finestra. Donato sta già uscendo. Rudolph ha già preso Cometa e lo trascina ben legato verso la slitta. Anche gli altri stanno arrivando e ognuno va ordinatamente al suo posto. Beh, ordinatamente si fa per dire, Donnola e Ballerina scalceranno fino all’arrivo di Babbo Natale, Cometa cerca già di partire e gli Elfi si beccano schizzi di neve in faccia. Non li hanno avvertiti nemmeno quest’anno che era meglio se si allontanavano. Ora sono tutti al loro posto. Tranne Rudolph, è naturale. A lui lo sistema Babbo Natale, è un onore che gli riserva da sempre. Eccolo! Esce per ultimo, quando vede Rudolph avvicinarsi a Cupido e rimanere in attesa. Sembra ingrassato. Mi mette sempre una certa soggezione Babbo Natale, non so come fa Rudolph a chiamarlo Papi. Ecco che lo sistema e Rudolph, come sempre illumina il naso. Ehi, ma cosa!? Babbo Natale tira fuori dalla giacca la coperta da viaggio e il cappello col para orecchie! Dio quanto è buffo Rudolph! E’ felice! Babbo Natale gli dà un bacio sulla fronte! E il naso di Rudolph diventa fiammeggiante mentre gli altri ridono! Babbo Natale gongolante va al suo posto sulla slitta. Oh, i ragazzi formano proprio una bella squadra! “Oplà, Cupido! Oplà Cometa! Vai Rudolph, guidaci nella notte!” La slitta percorrere un breve tratto di strada tra due case per prendere velocità e poi alzarsi verso il cielo, lasciando una traccia improvvisamente interrotta. Seguo la scia rossa del naso di Rudolph, e immagino al suo fianco Cupido e dietro tutti gli altri e Babbo Natale che scalda le natiche a Donnola e Ballerina. Poi più nulla. Andrò a letto a riposarmi un poco, del resto mi sono svegliata presto e Rudolph fino a domani non arriverà. Dio solo sa quanto lo amo. inizio pagina |