| Salirono per le terrazze, poi per
altre scale. Lontano, nello scorcio di mare, s’alzava, tra fiamme rosa,
il mosaico della sera. Entrarono nei vicoli. Ancora quattro passi, e
anche la piazza era percorsa. Non c’era anima viva. Sui sedili di
pietra, qualche foglia d’ulivo accartocciata. Due mani erose, e
tagliate ai polsi, si stringevano sulla lastra della fontana. Il paese
un tempo, a dispetto del nome, doveva essere abitato da gente mite. Accostò le mani alla lastra della fontana, affiancandole a quelle di marmo, curiosamente somiglianti: mani sottili dalle dita lunghe e affusolate. La statua ormai distrutta della Sirena una volta guardava verso il cielo. Sandra lo ricordava bene. Si atteggiò alla stessa maniera, sedendosi sul bordo della vasca con le gambe ripiegate come se fossero corpo unico e volgendo lo sguardo verso il cielo. Dall'azzurro sempre più scuro iniziava ad emergere la luna. Appoggiato alla balaustra che delimitava la piazza, Michele guardava il tramonto ormai compiuto e lo scorcio di mare che sembrava fermo ma, in realtà, non sta fermo mai. Le mani affondate nelle tasche, il capo chino incassato nelle spalle. Con la punta della scarpa tracciava al suolo imprecise linee concentriche verso le quali indirizzava lo sguardo cercando le parole giuste, come in un tiro al bersaglio. Sandra si insinuò nei suoi pensieri: “Ora mi dici perché mi hai portato qui, Michele?” Si alzò una leggera brezza. Fece rotolare le foglie secche. Le sollevò i capelli castani, lisci. Lunghi fino alle spalle. Si sedette normalmente sul bordo della vasca. In silenzio erano arrivati in paese, lasciando la macchina al termine del tratto di strada ancora carrabile e poi si erano avventurati a piedi nelle vie deserte, avvertendo una certa dose di inquietudine. Con l'oscurità, l'inquietudine tendeva a valicare il sottile confine che la distingue dalla paura. Michele respirò a fondo, lentamente si voltò verso la fontana. La luna illuminava Sandra incoronandola nuova sirena. “Perché qui abbiamo iniziato la nostra storia, Sandra”. Rimasero ancora in silenzio, avvolti nei loro pensieri. Sandra si alzò. Guardò verso il lato della piazza dove la balaustra si apriva lasciando accedere ad un viale che si perdeva tra le case abbandonate. Su un muro sbrecciato si intuiva l'insegna di un’osteria. Si lasciò andare ai ricordi… inizio pagina Pochi tavoli all'aperto sotto il sole inclemente e la musica che usciva ad alto volume da una radio all'interno, senza essere ascoltata. Entrando si avvertiva la pressione del buio contro il chiarore esterno. Gli occhi rimanevano in difficoltà per alcuni istanti. Antonio, l'oste, era vecchio del mestiere, troppo vecchio per pensare di resistere ancora a lungo. Sedeva all'interno in attesa dei pochi clienti che salivano fin lassù, luogo ormai escluso dal mondo dopo che la nuova strada a valle aveva tagliato fuori il paese dal vivere moderno. “Sono l'ultimo di questo paese.” Aveva raccontato Antonio a Michele e Sandra attenti alle sue parole mentre porgeva loro da mangiare. “Queste le preparo con le mie mani: acciughe a modo mio!” Sorrideva per scacciare la malinconia dai ricordi, attorno agli occhi si affollavano profonde rughe. “Avete visto la statua della Sirena? L’ hanno portata in paese i miei nonni. Saranno più di cento anni. E finché c'è, io non me ne vado!” Disse le ultime parole sapendo di mentire. Aveva già pronta una valigia ed altre poche cose necessarie per la partenza il giorno dopo. Abbassò il volume della radio e altrettanto fece col tono della voce, avvicinandosi a loro. “Sapete…” disse con l'atteggiamento di chi racconta un segreto, “…gli innamorati che si baciano davanti alla Sirena restano uniti per sempre”. Così sostenevano tutti in paese, finché era stato abitato. Così gli avevano insegnato. Antonio ci credeva, anche ora che il paese si era svuotato e molti di quei baci non erano più replicati. Una mano sulla spalla destra di Michele e l'altra sulla spalla sinistra di Sandra, abbracciandoli li aveva accompagnati fuori. Nel riverbero del sole avevano socchiuso gli occhi: “Provate! Un bacio davanti alla Sirena. Siete innamorati vero?” Sì, si erano appena conosciuti. Ed erano innamorati. Sospinti da Antonio, si avvicinarono alla Sirena… Michele riprese a parlare fermando il flusso di ricordi e riportandola alla realtà: “Sandra, ci siamo fatti del male per troppo tempo. Non cerchiamo colpe né giustificazioni. Ricominciamo. Vuoi?” Sandra si avvicinò all'edificio dell'osteria curiosando intorno. Non era il momento di parlare, voleva trovare dentro sé, in silenzio, la forza per decidere. Inutile rivangare incomprensioni, delusioni, dubbi, timori. Voleva solo lasciarsi andare alle emozioni di quel momento. Come allora. Altri ricordi affiorarono… Sandra si era affiancata alla Sirena, guardando Michele che la fissava negli occhi. Antonio era rientrato discreto nel buio dell'osteria. La Sirena sorrideva, accovacciata sulla lunga pinna caudale. Sandra sorrideva in punta di piedi. Michele la strinse piano avvicinandola a sé in un lungo bacio. Antonio pensò che l’ultimo giorno in paese non poteva concludersi meglio. L'arrivo imprevisto dei ragazzi aveva portato ultimi istanti di gioia. Il giorno dopo sarebbe sceso anche lui alle nuove case. La valigia era pronta, pronte le poche cose che voleva portarsi dietro, pronta la radio. Pronta la mazza, adagiata su una carriola. In attesa. inizio pagina Un rumore improvviso e i ricordi si dispersero nuovamente. Adesso la carriola giaceva riversa nel giardino su un lato dell'osteria. Sandra la intravide, buttata sopra un mucchio di cocci, ricoperta da uno strato di erbacce. Nella penombra non riuscì a capire di cosa si trattasse ma non si preoccupò più di tanto. Da quel che aveva visto percorrendo con Michele i vicoli che portavano alla piazza, il paese era diventato meta di vandali e teppisti. Sandra tornò verso la fontana dove Michele la aspettava. “Quanto tempo è passato da allora?” Si domandò, “Rivivo tutto come in un sogno”. Sandra rivedeva con chiarezza le immagini di quel lontano pomeriggio. “Peccato per la statua della sirena, chi potrà averla distrutta?” Silenzio. “E Antonio? Che personaggio. Simpatico. Anche misterioso, vero?” Michele intuì che Sandra non voleva risposte a quelle domande. Semplicemente parlava tra sé. Ora i suoi ricordi erano gli stessi di Sandra… Si erano baciati ancora, davanti alla Sirena. Abbracciati. Senza bisogno di parole. Sotto il sole. Lo scroscio d'acqua della fontana era la loro musica. Abbracciati erano tornati all'osteria. Antonio seduto sorrideva ma non era sereno e quando lo salutarono nel suo sguardo notarono tanta tristezza. Non potevano immaginare che il giorno dopo avrebbe abbandonato il paese. Presero il sopravvento altri pensieri, i desideri della loro giovane età rinvigoriti dalla conferma del loro amore. Si allontanarono mano nella mano, lasciandosi alle spalle l'osteria, la piazza, la fontana, le strette vie, il paese, il cartello arrugginito “Pietrerotte”. Antonio rimase solo. Attese il tramonto, poi il buio. Lui e la Sirena. Parlò lentamente: “Mai avrei immaginato questo. Da quanti anni tutte le mattine il mio primo sguardo è per te?” La Sirena restava nella sua marmorea posa. “Ho promesso tanto tempo fa che mai ti avrei lasciata. Quando ho baciato davanti a te la mia Anna ho giurato: se non mi lascerà io non lascerò te; e così è stato. Poi, quando Anna è morta, mi sei rimasta tu. Domani vado alle case nuove. Devo andare, credimi, devo! Ti ho promesso di non lasciarti sola, ho giurato che non me ne sarei andato finché tu saresti rimasta. Non voglio venire meno al mio impegno. C'è solo un modo. Ci ho pensato a lungo sai?” Alzò la mazza. Vibrò un colpo. Il primo fu un pezzo della pinna caudale. Lo raccolse e lo mise nella carriola. Alzò la mazza. Un altro colpo. Un braccio. Poi l'altro. I colpi si abbattevano con una precisione amorosa. Poi la testa. Antonio piangeva. Ci vollero molti colpi per il corpo. Ogni colpo un pezzo da raccogliere e mettere nella carriola e quando solo le mani rimasero aggrappate alla lastra della fontana, smise. Portò il suo freddo carico all'osteria e rovesciò tutto nel giardino di fianco alla casa, ribaltando la carriola sopra quei monconi biancastri, per coprire il suo dolore. Rientrò. Attese il domani. “Dimmi, Sandra” Michele tornò alla realtà, “Non senti anche tu ancora vivi i ricordi di quel pomeriggio?” “Sì.” Rispose Sandra. “Tutto è magico, come allora. Anche se non c'è più la Sirena. In un altro posto a quest'ora sarei presa dalla paura.” “Perché qui ci siamo noi Sandra. Ora. E non è la leggenda della Sirena a tenerci uniti”. Rimasero di nuovo in silenzio. I loro problemi erano così lontani adesso. La piazza era un angolo di mondo dove non giungeva il frastuono della quotidianità e nuovi sentimenti emergevano, brillando sotto la luna come i riflessi sul mare. Nel silenzio la brezza fece rotolare le foglie secche. Spettinò i capelli di Sandra. Teneramente Michele li accarezzò. |