| Andrea. Suonava la chitarra come Dio comanda. Tutti lo chiamavano Andrea-della-chitarra. Quando suonava stava piegato sullo strumento quasi volesse racchiuderlo in sé. Teneva il capo chino e lo sguardo abbassato come per leggere qualcosa scritto dietro alla chitarra. Uno spartito segreto inciso nel legno della cassa armonica. Talvolta spostava lo sguardo verso il manico, lì dove i polpastrelli correvano a premere, con precisione geometrica, le corde di nylon pizzicate in perfetta sincronia dall'altra mano. Era come se guardasse il punto esatto dove nascevano le vibrazioni che, rinvigorite dall'abbraccio della cassa armonica, si diffondevano attorno come note precisamente ordinate e classificate. Tutto nell'ammirato stupore di chi ascoltava. Muoveva le labbra scandendo le note sottovoce, anzi, senza voce. Una simbiosi insomma. Simbiosi. E’ la parola giusta, perché lui dava una ragione di vita alla chitarra e dalla chitarra riceveva una ragione di vita. * Rocco invece....No. La chitarra era la sua una volta. Frutto di qualche sua bravata. Un furto o il risultato di qualche ricatto. Era già su una brutta strada quando si era presentato a casa con la chitarra. Aveva provato a suonarla ma per imparare ci voleva tempo e Rocco tempo non ne aveva. Gli sfuggiva tra le mani e lui dietro a inseguirlo. Insomma lo bruciava. Come in “Gioventù Bruciata”. L'esempio cade bene. Era un bullo. Era bello. Più sveglio e cinico di Andrea, il suo fratellino, come lo chiamava con scherno. Era invidioso del fatto che Andrea fosse benvoluto da tutti mentre lui era considerato un poco di buono. Facile ripensare a Caino e Abele. Era intelligente, Rocco. Molto. Non ci aveva messo molto a capire che Andrea aveva un interesse per Cinzia e così ci si era messo di impegno a guastare quella che poteva essere una bella storia. Era finita che Andrea lo aveva sorpreso, bastardo che era, mentre si scopava la Cinzia in camera sua. Di fianco al letto la chitarra. Andrea l'aveva presa e alzata con rabbia per spaccargliela in testa... * Si ritrovarono uno di fronte all'altro. Andrea incrociò gli occhi di Rocco, in fondo vide brillare il suo sguardo glaciale e soddisfatto. Vide lo sguardo impaurito di Cinzia, più violentata che amata. Lui l'avrebbe accarezzata con delicatezza. Restò con la chitarra sollevata. Li vide allontanarsi mezzi nudi, soddisfatto e altero lui, confusa e imbarazzata, in lacrime, lei. Rimase solo con la chitarra. Solo col suo sgomento. E un gran freddo dentro. * Ancora adesso era solo con la chitarra. Il tempo era passato. In tutto quel tempo solo con la chitarra aveva imparato a suonarla. Aveva imparato ad amarla. Di nuovo sentiva un calore dentro. Cinzia era sparita. A suo fratello non serviva più. Rocco ora si faceva. Di brutto. Era sempre più magro, puzzava di morte. A casa non si vedeva quasi mai. Se veniva era perché non aveva più soldi per farsi. Ne pretendeva altri con insistenza. * Ci sono giorni che succedono delle cose. E tu vorresti che fosse come in un film, che dici “No! Questa scena non va bene. Rifacciamola!” e la rifai 100 volte finché non va bene. La vita non è così, non c'è il replay. Avrebbe voluto essere in un film Andrea quando un pomeriggio aprendo la custodia della chitarra l'aveva trovata vuota. Avrebbe voluto rifare la scena, entrare di nuovo in camera aprire la custodia e trovarci dentro la chitarra. Magari sorridente. Invece no. “Rocco, bastardo! Sicuro, la presa lui!”. Pensava a cosa fare, stringeva i pugni dalla rabbia, si mordeva le labbra. Da tempo non sapeva più nulla di Rocco, dei suoi giri. Un’idea : “Cinzia! Qualcosa saprà certamente…”. Per un certo periodo anche lei si era sbattuta ma si era fermata in tempo, prima del primo buco. Per lo meno ora aveva un motivo che le dava la forza di sentirla di nuovo. Ed in effetti lei sapeva. Rocco ora si faceva tutti i giorni nella zona dei lavatoi in Madre di Dio. Poi barcollando scendeva in Canneto il Curto e si infilava da Mirko, un bar dove si vendevano più dosi che caffè, dove ogni tanto portavano via qualcuno che poi non si vedeva più in giro. Cinzia lo raggiunse in San Lorenzo. Andrea era fuori di sé. Rocco era da Mirko, fatto come un cocco. La chitarra appoggiata in un angolo, altera, spaventata. * Ad un certo punto furono tutti uno di fronte all'altro. Andrea già con la chitarra tra le braccia e Rocco che voleva reagire, gesticolava come un pupazzo. Chiara a dividerli, gli altri indifferenti. Rocco cadde a terra, come un verme strisciava nelle sue bave. Andrea fece per spaccargli la chitarra in testa ma si fermò. Come l'altra volta , lo stesso incrocio di sguardi, solo che in fondo agli occhi di Rocco questa volta a brillare c'era la paura. C'era la morte. E la sua puzza tutto intorno. Negli occhi di Cinzia commozione e compassione. Andrea si fermò, con la chitarra alzata in aria in una posizione innaturale, poco consona ad una chitarra di classe. “Rocco, bastardo. Ti voglio bene. Perché non vuoi farti aiutare?” Rocco si rialzò. Barcollò. Si accovacciò per terra nella sua puzza di vomito e piscio e morte. In fondo, proprio in fondo alla sua anima, ancora un piccolo barlume. Non riuscì ad esprime re i suoi pensieri. “Se passo questa crisi, ci provo. Voglio togliermi da questa merda.” Andrea e Cinzia uscirono senza voltarsi. Ognuno nella vita decide il suo destino. * Camminavano. Andrea in una mano teneva la chitarra e nell'altra la mano di Cinzia. Pensava “Rocco bastardo, metticela tutta”. Cinzia pensava “Andrea vorrei essere una chitarra tra le tue mani”. E la chitarra non pensava niente. Lei viveva solo quando Andrea la toccava, non come Cinzia che aveva una vita sua e voleva viverla con Andrea. Non come Rocco che aveva una vita sua e, non si sa bene il perché, la voleva distruggere. * Di nuovo a casa. Andrea che suona. Cinzia che lo guarda. Ancora non si sono detti che sono innamorati. Ci vuole un'altra atmosfera. Ci vuole tempo, le ferite sono ancora profonde. Andrea suona, piegato su se stesso, come se volesse inglobarla quella chitarra. Lo sguardo basso come a leggere qualcosa inciso dietro la cassa armonica. A volte alza lo sguardo. E le labbra si muovono scandendo le note. Mormorando frasi d'amore. inizio pagina Cinzia. Tornare in S. Lorenzo così improvvisamente. Ipotesi difficile da immaginare fino a poco tempo prima, eppure… S. Lorenzo era ricordare un periodo buio della sua vita. Ogni metro di strada significava qualcosa: soldi chiesti ai passanti, notti perse cercando di dormire a ridosso delle pietre della cattedrale, tafferugli tra bande rivali, heavy-metal; fumo, tanto fumo, vedere circolare roba forte, siringhe, facce distrutte dall’uso e dall’abuso. Gente che si faceva e si perdeva nei vicoli a sbattersi per un altro buco. Lei stava con Rocco, allora. Stava con lui perché lui aveva deciso così. E basta. Chiara viveva quella vita con distacco, c’era finita per caso e ci rimaneva non lo sapeva neanche lei perché… O forse lo sapeva ma non voleva ammetterlo. Non pensare ad Andrea. Ricoprire il suo ricordo con il caos quotidiano della vita nel branco. Rocco, …gli altri, …la strada. * Era stata improvvisa, inaspettata la telefonata di Andrea. Non si sentivano da tempo, da quando…Meglio lasciar perdere. Non si sentivano da molto tempo, Chiara era stata contenta di risentirlo. Avrebbe voluto chiamarlo lei, tante volte era stata sul punto di farlo ma si era sempre arresa. Troppo sporca quella scena. Quel pomeriggio essere sorpresa con Rocco era stato un frantumarsi di cristalli tutto attorno, e che fosse stata una trappola di quel bastardo non bastava a scusarla. Risentire Andrea era come se quei frantumi di cristalli ancora ai suoi piedi si fossero ricomposti in una vetrata immensa. “Chiara, dov’è Rocco?” Non lo sapeva, non lo vedeva da tempo. Lei era uscita dal giro, unica scelta intelligente della sua vita da quel giorno. “Lo so Chiara e sono contento per te, ma ora devo trovare Rocco, è importante” Andrea era contento per lei? Sentì il brivido della speranza. “Dove vuoi che sia? Il giro era farsi nel pomeriggio dai lavatoi in Madre di Dio e poi scendere da Mirko a sbollire”. “Dov’è questo Mirko” le aveva chiesto Andrea e poi l’aveva salutata di fretta. * Capì al volo le intenzioni di Andrea. Chiara si precipitò in S. Lorenzo. Si ritrovò tra ricordi che non amava. Vide Andrea. Capì in quel momento quanto le era mancato. Lo salutò. Lui le sorrise. Scesero da Mirko mentre Andrea le spiegava ciò che non le aveva detto al telefono: era fuori di sé. Rocco stava appoggiato al bancone, fatto da morire. La chitarra appoggiata in un angolo, altera, spaventata. Andrea si precipitò a prenderla, portandola a sé con attenzione, abbracciandola come per consolarla. Chiara capì allora perché lo chiamavano Andrea-della-chitarra. Rocco si lanciò contro Andrea, voleva riprendersi la chitarra, diceva “Dammela, è la mia, tu me l’hai rubata e io me la sono ripresa” o forse era quello che cercava di dire con un filo di voce e un tono alterato. Gesticolava come un pupazzo. Chiara cercò di dividerli spaventata più dall’indifferenza degli altri che dalla reale minaccia rappresentata da Rocco. Quando lo spinse per proteggere Andrea dal suo ridicolo assalto, Chiara sentì la leggerezza di quel corpo ormai consumato, l’incapacità di reagire della mente i Rocco lontana nel tempo e nello spazio. Sbilanciato Rocco cadde a terra, come un verme strisciava nelle sue bave. Andrea fece per spaccargli la chitarra in testa ma si fermò. Chiara lo vide esitare. Fremeva come quel giorno, con lo stesso sguardo dove rabbia e pietà si scontravano in una lotta titanica per la sopravvivenza e la conquista della decisione finale. Quando la rabbia si arrese Cinzia lo sentì dire: “Rocco, bastardo. Ti voglio bene. Perché non vuoi farti aiutare?” Con la chitarra sospesa in aria, in una posizione innaturale. Andrea l’avrebbe spaccata volentieri sulla testa di Rocco, ma aveva prevalso la pietà. Rocco si rialzò. Barcollò. Si accovacciò per terra nella sua puzza di vomito e piscio e morte e rimase con le braccia attorno alle gambe. Andrea e Cinzia uscirono senza voltarsi. Ognuno nella vita decide il suo destino. * Camminavano. Cinzia teneva una mano di Andrea, nell’altra Andrea stringeva la chitarra. Cinzia si rese conto di invidiare quella chitarra che per tutto quel tempo aveva ricevuto da Andrea le attenzioni che lei avrebbe voluto ricevere. Ora però era di nuovo insieme e lei non avrebbe più rinunciato ad Andrea per inutili sensi di colpa. Pensò “Andrea, vorrei essere una chitarra tra le tue mani”. Si voltò verso Andrea e nei suoi occhi lesse l’amore per il fratello: se Rocco voleva lo avrebbe di sicuro aiutato ma ce la doveva mettere tutta “quel bastardo”. * Di nuovo a casa. Questa volta insieme a casa di Andrea, nella stanza di Andrea. Cinzia lo guarda suonare. Ancora non si sono detti che sono innamorati. Ci vuole un'altra atmosfera. Ci vuole tempo, le ferite sono ancora profonde. Andrea suona, piegato su se stesso, come se volesse inglobarla quella chitarra. Lo sguardo basso come a leggere qualcosa inciso dietro la cassa armonica. A volte alza lo sguardo. E le labbra si muovono scandendo le note Mormorando frasi d'amore. Cinzia ascolta come se fossero per lei. inizio pagina Rocco. Mi gira la testa. Anzi mi scoppia. Non vedo bene. Sono giù oggi. Sono giù. “Mi dai due soldi per un panino amico?” Stronzo. Non mi sento bene. E’ meglio cambiare zona. Sposto il baricentro, vado in Canneto, la c’è più gente c’è più giro, faccio prima a fare i soldi. Cazzo non sto in piedi, vado da Mirko per una birra poi gli pago anche il resto, tempo di tirare su i soldi. Ma non ci vedo bene, oggi. Devo sbrigarmi prima che chiuda la farmacia. Poi c’è il notturno ma non mi piace la commessa, è antipatica, mi sta sulle palle. Se la tira come se fosse l’unica ad averla. Se la tenga. Oggi mangio? Non ho mangiato ieri, mi sono fatto una bella birra dal Mirko, scendeva giù che era un piacere. Ho fatto appena in tempo ad uscire nel vicolo a pisciare. Mi ha visto il carramba ma non mi ha detto niente, volevo vedere. Terrone. “Mi dai due soldi amico?“. Sono proprio due soldi, oggi non si fa la giornata. Cazzo! Comincio a sentire che ho bisogno, tremo come una foglia. In Sottoripa ormai non rimedio niente. Cosa faccio per rimediare la dose? Non ho niente da vendere, non ho tempo, devo farmi. Dove vado, dove vado, cosa faccio, cosa faccio. ”Allora amico mi dai un soldo per un panino” Ma questo scappa! Cosa crede non ho mai messo le mani addosso a nessuno ma se mi costringono, non lo sanno cosa ho passato, non ho più una casa, non mi cercano, non mi vogliono, ma cosa gli ho fatto, cosa gli ho fatto. Dove vado. Ma a casa ho ancora qualcosa, il resto l’ ho già preso era mio, mi spettava. Tanto loro non ne avevano bisogno. La chitarra, ecco. Mi riprendo la chitarra. E’ la mia, l’ ho portata a casa io poi me l’ ha presa quel nulla di mio fratello, e tutti sempre a riverirlo, sempre interessati a lui. “Amico dammi un soldo” Un euro questo era uno giusto, giusto. Mi gira la testa. Devo stare attento, se cado non viene certo il mio fratellino a tirarmi su; nemmeno verrà la Cinzia, la furbetta mi ha mollato in questa merda. No, no, non esagerare Rocco, c’è la vita qui fuori, c’è gente giusta. Prendo la chitarra e mi metto a suonare, che ci vuole, se lo fa lui, il fratellino. Vado a casa prenderla. E’ mia. Discorso chiuso. Cazzo. * La tiene sempre vicino al letto il mio fratellino. Il bravo concertista. Ma non ha mai tirato fuori il pisellino davanti ad una donna. Ci voleva provare con la Cinzia ma non ci riusciva. Gli ho fatto vedere io come si fa. Quella zoccola diceva di no ma non ha mai goduto così, io che ci davo e ridevo. Andrea fuori di testa lei che si agitava e piangeva da quanto le piaceva. Non l’abbiamo più fatto per non rovinare il ricordo. Scopate così una nella vita! In strada, di nuovo. Fammi provare come si suona sta stronza di chitarra, non sarà peggio della Cinzia. Ci do come un mandrillo! E dai che viene! “Oh, amico, dammi un soldo che ti faccio una suonata”. Ah, ma che me frega di suonare, roba da pivelli. E neanche il fratellino suona più, la chitarra è mia e me la vendo. Rimedio qualcosa e poi chiudo la giornata. Da Mirko passa sempre qualcuno giusto, la vendo e rimedio la giornata cazzo, dovevo pensarci prima. Dai Rocco tira fino da Mirko, dritto come un fuso. Piano. “Ragazzo compri questa chitarra? E’ nuova, dai!” Fanculo. Mirko uno giusto lo trova. * Finalmente da Mirko! Sto male, mi sta salendo una scimmia brutta. “Mirko dammene una, guarda ti do queste. Le monete di oggi non so quanto sono. Bastano? Se no poi te li do amico. Davvero, ad un amico scherzi non ne faccio”. Giusto, Mirko, la birra va giù che è un piacere. Sento le gambe molle, tremano. E’ buoi presto oggi, non so che ore sono, potrei chiederlo a Mirko, ma deve lavorare. Mica come me che mi sbatto ma vivo a gratis, alla grande. Grande. * Cazzo vuole questo? La chitarra, amico, è la mia. Non sento. E’ la mia voce? No sono altre voci, Sono altre voci. Quali voci. Non ce la faccio più! Chi lo dice? Qui vado alla grande amico, la chitarra è la mia. Non ce la faccio, non ce la faccio. Vertigini. Che freddo il pavimento. C’è nebbia! Dove siamo? Andrea, Cinzia, fantasmi, gira la testa, non sto bene, non ce la faccio più, questa è merda schietta, esce da me, esce da me, dove sono? Per terra fa freddo. Tirati su Rocco fagliela vedere chi sei… Chi sei Rocco? Chi sei? C’è buio. Nero. Profondo. Profondo. Profondo. Non ce la faccio più. Di chi erano quegli occhi? Li ho già visti, uguali, guardarmi pieni di rabbia, Andrea non mi guardare così! La colpa è di Cinzia, è stata lei. E’ stata lei. E’ stata la chitarra, la noia, l’invidia, la rabbia, la solitudine, le parole non dette, gli sguardi sospesi, il fiato pesante, un pensiero arrogante, l’amore mancante. Sono stato io. Per rabbia, per gioco, per ignoranza, per sfida. Sfida persa. Persa. Persa? “Rocco bastardo, ti voglio bene. Perché non vuoi farti aiutare?” Bene? Chi mi vuole bene? Chi mi ha mai voluto bene? In mezzo a questa puzza, vomito, piscio… parlare di bene… Dove siete? Dove siete andati? Eravate voi? Eravate qui? Un barlume. “Se passo questa crisi, ci provo. Voglio togliermi da questa merda.” Ognuno nella vita decide il suo destino. * La mia chitarra. La mia chitarra non c'è più La mia vita. La mia vita c'è ancora Ce la metto tutta. Tutta. Sono stanco. Stanco. inizio pagina Mirko. Facciona rubiconda. Sempre sorridente. Splendeva come una luna piena ammiccante da un vecchio calendario ottocentesco. Decorata da una barba vichinga, poggiava direttamente sul busto tozzo e robusto, il collo evidentemente scomparso nell'incavo tra le spalle. Le braccia muscolose ricoperte da una fitta peluria rossa. Un tatuaggio rappresentava un'ancora sul bicipite destro. L'impressione generale era che il suo corpo finisse lì, a metà busto. Il resto coperto dal bancone non si vedeva e che ci fosse o meno non importava a nessuno. Mirko dietro il bancone del suo bar sembrava ci fosse nato. Ne era parte integrante. Si muoveva scorrendo su guide longitudinali. “Che storia è questa?” si era domandato vedendo entrare Rocco barcollante con una chitarra in mano “Rocco, devi fare una serenata?” Mirko schernì il ricordo di uomo, ora scheletrico corpo, viso incavato, la bocca deformata dalla mancanza di denti. “Dammi una birra!” biascicò l'altro arrampicandosi a fatica su uno sgabello per poi abbandonarsi sul bancone “Una birra Mirko!” Dosò attentamente il flusso di birra nel boccale abbassando con precisione la leva del miscelatore. Riempì il boccale e lo fece scorrere sul laminato inox del bancone, fino a sbattere sul braccio di Rocco facendolo sussultare, Sul laminato una sottile traccia di schiuma bianca carica di bollicine. Non finirono di scoppiettare che con un deciso colpo di spugna Mirko tolse ogni traccia. “Gentaglia, guarda come si riducono!” pensò tra sé, “Basta che mi pagano.” Rocco iniziò a bere, alternando i sorsi a mozziconi di frasi bisbigliate. La chitarra era la sua, aveva diritto a venderla, coi soldi avrebbe pagato, cosa ne poteva dire il fratellino che non vedeva da tempo?, Ah! Il saputello, e del resto anche Cinzia... E lì si era fermato con la bocca aperta, antro desolato che era impossibile pensare un tempo avesse potuto sorridere. “Rocco finiscila di pensare a Cinzia.” Mirko conosceva bene i suoi clienti. Di Rocco sapeva molte cose, a volte si divertiva a farlo parlare. Nei primi mesi, quando veniva con la Cinzia aveva notato che la trattava come una serva e lei passiva, si lasciva maltrattare. Era carina Cinzia, molto carina. Aveva chiesto a Rocco di utilizzare Cinzia per arrotondare le entrate e lui era d'accordo. Cinzia invece reagì. Inaspettatamente. Sul più bello. Prese a dare fuori di testa. Razza di stupida, aveva fatto un baccano tale. Gente da tutte le parti. L'idea finì lì. Sul fratello niente da dire. Rocco aveva rubato in casa quello che poteva. Il fratello non era disposto ad aiutarlo, il diavolo se lo porti anche a lui. Andrea entrò come un fulmine, sorprendendo i clienti e il barista lasciandoli per un attimo immobili. Prese la chitarra a Rocco ancora disperso nelle nebbie dei suoi pensieri e restò in attesa. Dietro a lui Cinzia, irriconoscibile vestita pulita e col viso pieno e vivo, nonostante l'espressione tesa e preoccupata. “Non voglio casini nel locale!” Aveva esclamato Mirko. Ci mancava arrivassero i carramba nel locale. Guai non ne voleva. Restò ad osservare la scena, pronto ad intervenire. Andrea era fermo, chitarra stretta tra le mani come un'arma. Cinzia subito dietro a lui a trattenerlo. Rocco si muoveva al rallentatore, cercando di farsi sotto al fratello per minacciarlo e riprendersi la chitarra. Per un attimo gli sguardi si incontrarono, poi gesticolando cadde, come una marionetta non più mossa dai fili. Andrea e Cinzia lo guardavano contorcersi come un verme, sbavare. Solo, nel fondo del tunnel. “Rocco, bastardo. Ti voglio bene. Perché non vuoi farti aiutare?” “Ah, che tenero il fratellino.” Pensò Mirko “Fa venire il voltastomaco. Come se non sapesse che suo fratello è perso da un bel pezzo. Poteva farsi vivo prima, senza preoccuparsi solo della sua chitarra.” Rocco rantolava al suolo. Attorno nessuno lo considerava degno di un aiuto. Si ranicchiò su se stesso. Lo sguardo vagava chissà dove, sospeso nel vuoto. Di nuovo mormorava frasi incomprensibili. Andrea e Cinzia si erano allontanati. Con la chitarra. Mirko stava tranquillo dietro il bancone. Puliva i bicchieri e guardava Rocco accovacciato parlare con i suoi incubi. Con sorpresa notò nello sguardo di Rocco una barlume di vitalità. inizio pagina Chitarra. Le mani. Le dita. Presa, pressione, tocco delicato. Deciso. Le mani raccontano di una persona per come sono, per come si muovono. Per come ti stringono portandoti al petto. Un abbraccio. Le mani e le braccia costruiscono un nido, chiamiamolo abbraccio, puoi viverci dentro. Conosco le mani, ne ho frequentate molte, avvertendo le dita correre sulla tastiera o insinuarsi tra le corde a pizzicarle. Abbracciata, posata gentilmente sulle gambe, il movimento delle dita diventa musica. Stretta tra le mani, presa in un abbraccio. Le mani di Andrea. Riconoscibili dal tatto, un abbraccio che non ha confini, non pone limiti alle sonorità sempre nuove che sento nascere in me, presa nelle sue mani, curata dalle sue dita. Vorrei essere una donna, astrarmi, vedermi seduta in un angolo della stanza ad ascoltare. Invece resto al centro di questo micro universo che siamo, Andrea attorno a me. Va bene così. * Le mani di Rocco. Le ho percepite fredde, l'abbraccio è una morsa, le dita rozze ed incapaci. Una violenza su di me. Capisco Cinzia, capisco cosa ha provato. Restare con Andrea, ecco cosa voglio. Ho visto Rocco e Cinzia quel pomeriggio. Ero di fianco al letto. Impotente. Avrei voluto prendere Cinzia e portarla via, essere magica, trasformarmi in un cavallo alato... Andrea subito non capì. Per un attimo dubitò di Cinzia. Io mi sentii sollevare. Poi Andrea trovò negli occhi di Rocco la verità ed in quelli di Cinzia la conferma della verità e li iniziò il suo rimorso. .non riusciva a perdonarsi di aver dubitato di Cinzia. Rocco, bastardo. Con che coraggio le avrebbe rivolto di nuovo la parola? Rimasi con lui. Ero un'illusione al posto di Cinzia, lo so, ma mi piaceva esserlo. * Rocco tornò. Era passato del tempo. Le sue mani ancora più fredde, le dita ossute, rigide e violente. Stranamente deboli. Le mani sudate, le braccia insicure. La voce comprensibile a stento. Quel posto strano, raggiunto a fatica. Gente persa, da Mirko. Per fortuna di nuovo Andrea a stringermi. Le sue mani calde su di me, strette con decisione e amore. E Cinzia, di nuovo Cinzia. Fine di un'illusione. Andrea e Rocco ancora a guardarsi negli occhi. Commozione, compassione. Tanta tensione intorno. Di nuovo sentii sollevarmi come quella volta. Il tempo fermarsi preso e a lungo trattenuto. * Le mani fredde di Rocco finalmente lontane da me, molto lontane come la sua anima dal suo corpo. Ognuno nella vita decide che musica suonare. Sono stata un'illusione al posto di Cinzia, lo so. Ma sono contenta di esserlo stata. Ora Cinzia mi invidia, ma riprenderà il suo posto. Ci vuole tempo, ci vuole un'altra atmosfera. Cinzia al suo posto, io al mio, Rocco al suo. Sono contenta così. Non voglio essere un'illusione, voglio vivere la mia vita, essere una chitarra. inizio pagina |