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"Perché " Libertango?”
Perché si prestava ad una interpretazione virtuosa e romantica, figure decise ma con passaggi delicati, soste improvvise. Perché il titolo sintetizzava la loro filosofia di vita: libertà e Tango. Libertà di esprimersi, libertà di essere, libertà di sognare. E Tango, tanto Tango. Ad occhi socchiusi avevano atteso l’inizio della musica, un intenso intersecarsi dell’accompagnamento di pianoforte col fraseggio del bandoneon, intercalato da flauto e violino. Con gli sguardi avevano iniziato a cercarsi, mentre con i passi indugiavano, combattuti tra concedersi o negarsi. Lentamente si erano avvicinati, sospinti dalla musica. Michele aveva accennato ad una carezza sui capelli di Claudia, timido invito ad un abbraccio, ma lei no, si era allontanata e allora Michele l’aveva afferrata portandola a sé con decisione, coinvolgendola in una rapida successione di passi leggeri, un crescendo che li avrebbe portati ad abbracciarsi restando un istante fermi in una classica corte. Poi si erano lasciati andare nel loro duetto, guidati dalla musica nella percezione dei loro movimenti: la pressione delle mani sulle spalle, la vicinanza del bacino, l’intersecarsi delle gambe, il volteggiare dei piedi, i movimenti del busto, del capo. Mentre cresceva l’intensità, il fiato si faceva più corto. La tensione emotiva saliva nelle figure più impegnative per poi sciogliersi in una sensazione di intima soddisfazione.
Ognuno dava qualcosa di sé all’altro, entrambi davano tutto alla danza.