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Le giornate erano spezzate da piogge improvvise: il cielo si oscurava, le nuvole si abbassavano a sfiorare gli alberi e saliva una nebbia umida, quasi il mare si rovesciasse sopra di loro. Poi il cielo si rasserenava, libero ed azzurro su tutto l’orizzonte. I tramonti diventavano spettacoli naturali meravigliosi con il sole basso sul mare, rotondo come una sfera fiammeggiante, a volte attraversato orizzontalmente da una sottile nuvola nera che lo divideva in due emisferi dai quali partivano raggi dorati verso il cielo ed il mare decorandolo con mille riflessi sull’acqua. Non si poteva rimanere indifferenti, senza provare un minimo di commozione, senza restare incantati ad ammirare l’avvicendarsi del giorno con la notte. Karl salì dalla camerata di terza classe e si fermò sul ponte di coperta sedendosi su una cassa ad osservare il tramonto. Non era la prima volta che attraversava l’Oceano, eppure ogni volta…ogni volta si lasciava affascinare dalle giornate di sole che si alternavano ad altre di pioggia fitta. Dalle albe e dai tramonti che infuocavano il mare.  Le acrobazie dei delfini, le corse delle nuvole, le notti di cielo stellato.

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Ancora alcune danze, poi esausti si fermarono, sedendosi su una panca. Nicoletta pensò a voce alta:
“Una splendida serata. Dio mio, da quanto tempo non ballavo!”
“Non si direbbe Nicoletta, balli molto bene”
“E’ più forte di me. Sento la musica e le gambe vanno da sole. Dio! era tanto tempo che non mi succedeva più.”
“Come mai?”
“Beh, Vogliamo dire che ho avuto un periodo di riflessione?”
Karl capì che non era il caso di domandare altro.
“Certo. Anzi direi che hai riflettuto molto bene”
Alzandosi Nicoletta sorrise.
“Per questa sera però basta. Ritorno nel mio nido!”
Karl si alzò a sua volta:
”Aspetta, non è bene che una ragazza si aggiri sola per la nave nella notte”
Sorrise
“Ti accompagno”
Risalirono sul ponte. Karl guardava il cielo stellato:
“Vedi, a Buenos Aires ci si diverte così, alcuni amici suonano e la gente balla. La musica però è diversa, non è quella che hai ascoltato stasera; ci siamo limitati a quadriglie, valzer e mazurke. Non c’é la stessa atmosfera che c’è a Buenos Aires e non si riesce a suonare allo stesso modo. Non saprei che musica ci stiamo inventando laggiù….c’è di mezzo di tutto…. A volte con disprezzo i ricchi borghesi ci chiamano quelli del Tangon pensando di offenderci paragonandoci agli schiavi neri che ballano i loro ritmi suonando certi tamburi, ma non sanno quello che dicono. Non si rendono conto che in Argentina sta nascendo un nuovo popolo e questo popolo avrà la sua musica che nasce con lui e lo rappresenterà nel mondo per sempre”

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Karl era affascinato ancora una volta dallo scenario che gli si mostrava. Sapeva che questa era l’ultima volta che ne poteva godere, perché  non avrebbe più lasciato l’Argentina.
Nicoletta avvertiva la sua emozione, si lasciò coinvolgere.
“Quando sarà buio”, disse Karl con lo sguardo perso in quella immensità,  “potremo vedere le luci di Montevideo. Dall’altra parte si trova Buenos Aires.”
Nicoletta incominciava ritrovarsi nelle descrizioni che aveva ricevuto da Antonio.
“Sotto di noi ora scorre il Plata, il grande fiume. Va a incontrare il mare. In fondo anche lui è un’emigrante. Lascia la terra dove nasce, viaggia arricchendosi di ciò che incontra lungo il suo percorso e va a concludere la sua vita lontano. Vedi qui il fiume non è più fiume ma non è ancora mare e il mare non è più mare ma non è ancora fiume. E’ un insieme, parte dell’uno e parte dell’altro”
Lo sguardo di Karl si era fatto più sottile, sognante. La sua voce era leggera, quasi un sussurro. “Il fiume avanza, il mare lo aspetta. A volte è il mare con le sue onde ad avanzare e il fiume indietreggia, indeciso. Quasi si ferma”
Non era certo lo stesso sguardo di Pedro de Mendoza.
“E’ così! Il fiume avanza, si ferma, esita un attimo e poi riprende. Il soffio del vento, la risacca delle onde sono la musica che accompagna questo movimento”
Di fronte allo stesso scenario, la sensibilità di Karl lo portava a considerazioni opposte a quelle generate dell’avidità di Pedro de Mendoza.